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Le Grotte di LASCAUX

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Le Grotte di Lascaux



Le Grotte di Lascaux sono un complesso di caverne che si trova nella Francia sud-occidentale, vicino al villaggio di Montignac, nel dipartimento della Dordogna. Nel 1979 le grotte di Lascaux sono state inserite nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, insieme alle altre grotte che si trovano nella valle del fiume Vézère.

La pianta delle grotte

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Nelle grotte si trovano esempi di opere di arte parietale risalenti al Paleolitico superiore, fra il 13.000 ed il 15.000 avanti Cristo. Il tema più comunemente rappresentato è quello di grandi animali dell'epoca (fra i quali l'uro, oggi estinto), resi con grande ricchezza di particolari.

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Nel mondo è conosciuta come una delle "cattedrali" dell'arte rupestre paleolitica, tanto che qualcuno l'ha battezzata la "Cappella Sistina" della preistoria. I dipinti realizzati sui muri e sulla volta della grotta francese di Lascaux, sono una delle più straordinarie meraviglie giunte fino a noi dal passato.

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Il complesso di caverne
venne scoperto il 12 settembre 1940 da quattro ragazzi francesi.



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Dopo la fine della seconda guerra mondiale le caverne vennero aperte al turismo di massa, ma nel 1955 l'anidride carbonica prodotta da 1.200 visitatori al giorno aveva visibilmente danneggiato le pitture. Nel 1963 le caverne vennero chiuse al pubblico e i dipinti vennero restaurati al loro stato originale. Oggi sono monitorati ogni giorno, per evitare un loro deterioramento.

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Le sale più famose

che compongono

il complesso di grotte

di Lascaux sono:


• la grande sala dei tori;

• il passaggio laterale;

• la lancia dell'uomo morto;

• la galleria dipinta;

• la camera dei felini.



Oggi Lascaux, il cui ambiente è estremamente fragile, è chiusa al pubblico per garantirne la conservazione; una replica (Lascaux 2, 1983) è visitata giornalmente da migliaia di persone.


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L’ uomo preistorico era un fine osservatore ed era in grado di rappresentare lo spazio in modo profondamente realistico. Innumerevoli sono gli esempi in cui le zampe dell’animale sono dipinte in prospettiva, cosa che dimostra una piena padronanza dell’ idea di profondità.


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Gibbosità della pietra, diedri, sporgenze, crepe, erano integrate nei contorni per conferire al soggetto tanto un’ idea di volume, quanto un impulso dinamico, come se stesse uscendo dalla roccia.


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La superficie rocciosa era sentita dall’uomo paleolitico come una membrana che si poteva battere, proprio come un tamburo, o incidere, come un diaframma.


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Eppure, questa tendenza a concepire l’atto artistico come ritocco, produceva alcune ambiguità. Dovendosi adattare ai capricci della pietra, infatti, l”artista era obbligato a rappresentare l”animale in posizioni innaturali, verticali, talora rovesciate, dando così l’impressione che il soggetto fluttuasse nell’aria.


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Il caso limite può essere ben esemplificato dall’Abside di Lascaux dove disegni a contorni incompiuti si allacciano e sovrappongono in modo inestricabile.


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Qui la rappresentazione dello spazio raggiunge il massimo di ambiguità, e va sottolineato che anche se si tratta di sovrapposizioni eseguite a distanza di tempo l’una dall’altra, è comunque riconoscibile lo sforzo cosciente di integrare il nuovo al vecchio, facendo coincidere parzialmente i contorni, come in un puzzle a più strati.


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L’effetto ultimo è tutt’altro che casuale, e denuncia un’idea dello spazio che trova paragoni appropriati solo in opere di artisti contemporanei, come i Cubisti.


Visita le Grotte cliccando sul link sottostante

www.lascaux.culture.fr/#/fr/00.xml

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Edited by Milea - 22/7/2014, 22:42

 
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La tecnica


La tecnica di esecuzione è quella della pittura parietale preistorica: questa tecnica consisteva nello stendere i colori direttamente sulle pareti delle grotte. Non vi era preparazione ad intonaco della parete (per cui è inesatto definire queste pitture degli "affreschi"), e quindi i colori erano stesi direttamente sulla roccia. Se quest’ultima era di origine calcarea, riusciva a far penetrare in profondità il pigmento colorato, soprattutto se la grotta presentava un clima interno umido. Altrimenti la pellicola colorata aveva scarsa aderenza alla superficie rocciosa e finiva per sparire definitivamente nel giro di qualche decennio.




Se si considera che queste pitture giunte fino a noi hanno un’età compresa tra i 15.000 e i 20.000 anni, si può ben valutare l’eccezionalità di questi ritrovamenti. Ma se queste pitture sono sopravvissute lo si deve anche ad altre circostanze. Molto probabilmente queste grotte, per effetto di movimenti tellurici o simili, sono rimaste occluse per millenni. Ciò ha determinato una specie di conservazione "sotto vuoto" delle caverne, nelle quali l’assenza delle variazioni climatiche e atmosferiche ha prevenuto il deterioramento delle pitture.


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Questo sito rappresenta anche un grosso enigma


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Si è detto che l'interno della grotta era un luogo sacro, dove gli sciamani andavano a incontrare gli spiriti delle divinità; che le sale e i budelli più bui erano forse il posto in cui si consumavano riti e cerimonie propiziatorie per la caccia...


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...o che questi capolavori fossero l'espressione del senso estetico dei nostri antenati.


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Edited by Milea - 22/7/2014, 22:32

 
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LE TECNICHE


Le capacità artistiche degli esecutori variano moltissimo. Alcune opere sono molto semplici e modeste, mentre altre, per la loro precisione nell'esecuzione, sono sbalorditive. Le tecniche di base utilizzate dagli artisti paleolitici per l'arte rupestre o parietale sono: la pittura e l'incisione. Da un'evoluzione di quest'ultima, derivano i bassorilievi.

Le incisioni più semplici, sono chiamate lineari. Si tratta della più diffusa forma di arte delle caverne. Questa tecnica ha moltissimo in comune con la pittura. Esempi famosi sono: la testa d'orso e la silhouette femminile di Pech-Merle, la testa di cervo della grotta di Pergouset, il bellissimo cavallo di Lascaux, la renna di Les-Combarelles e i bisonti di Mairie-de-Tayjat.


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Gli artisti per realizzare le loro opere si servivano di un bulino, ma tale tecnica non era conosciuta prima dei 27.000 a.c. In alcuni casi durante gli scavi archeologici sono stati scoperti gli scalpelli.

Leroi-Gourhan divise l'arte paleolitica in quattro stili, o periodi. Il primo fu definito "arcaico" per la sua semplicità di esecuzione. Si sviluppò nel il 30.000 e il 23.000 a.c. Il secondo, sviluppatosi tra il 17.000 e il 15.000 a.c., fu caratterizzato dalla rappresentazione completa dei contorni degli animali. NeI terzo stile, definito "manierista" (tra il 17.000 e il 15.000 a.c. ), si sviluppò la ricerca del movimento nella rappresentazione, oltre che ad una maggiore precisione nella descrizione dei dettagli anatomici e l'introduzione della bicromia. Ad esso appartengono le opere di Roc-de-Sers, Lascaux, ecc. Nell'ultimo periodo, definito "il barocco del Magdaleniano" (fino all'8500), si ebbe una maggiore attenzione per i volumi. Le figure assumevano posizioni complesse, dimostrando la conoscenza problematiche tipiche della pittura occidentale. Altamira, Niaux e Rouffignac appartengono a questo periodo.


I COLORI



I colori utilizzati erano soltanto tre: il tuorlo, il rosso ed il nero. Da questi si potevano ottenere una grande varietà di sfumature.Il colore rosso era ricavato attraverso la lavorazione dei minerali di ossido di ferro (limonite e ematite), mentre il nero era realizzato attraverso il diossido di manganese. Durante il Musteriano, il minerale era utilizzato in pezzi, simili a dei pastelli. Nei periodi successivi, gli uomini paleolitici impararono a polverizzare i minerali, e ad applicarli sulle pareti, una volta diluiti.

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Il colore era applicato sulle pareti con la punta delle dita, in modo da ottenere una fila di impronte digitali, oppure era spalmato quando si volevano realizzare dei tratti ; gli stencil delle mani erano realizzati attraverso l'impiego di una tecnica differente. La tinta, contenuta nella bocca, era soffiata sulla mano utilizzando un corto cilindro in osso.

L'artista nell'eseguire il suo dipinto, in molti casi si limitava a tracciare soltanto il contorno delle figure, mentre a volte ne sfumava alcune parti, ottenendo un effetto policromo di particolare bellezza. Esistono anche degli esempi in cui tutta la figura era riempita di colore; per realizzare le sfumature era utilizzata una spatola o un tampone di pelliccia, con cui era stesa la tinta . In un caso, il cavallo di Ekain, fu realizzato un contorno ben preciso mentre la profondità fu realizzata attraverso l'uso del chiaroscuro.



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Il bisonte di Marsoulas invece fu realizzato attraverso una moltitudine di punti rossi discontinui. Lo spettatore poteva percepire il volume dell'animale soltanto ad una certa distanza .

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Non sono rari i casi, in cui, furono associate diverse tecniche artistiche, soprattutto pittura ed incisione. Come sui bassorilievi di Camp-Blanc e Roc-aux-Sorciers dove sono state scoperte tracce di coloranti.


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Un altro caso particolare, consiste nei bisonti di Tuc-d'Audoubert, realizzati in argilla, sono un esempio straordinario delle capacità artigianali degli uomini paleolitici.


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LA PROSPETTIVA



La prospettiva è una tecnica utile a dare tridimensionalità ad oggetti rappresentati su una superficie piana secondo un punto fisso detto "punto di vista". La tecnica moderna si basa sull'impiego di raggi immaginari che partono dal contorno di un oggetto osservato ed arrivano verso l'occhio dell'osservatore. L'intersezione di questi con un piano verticale, danno il "quadro". Il problema della rappresentazione tridimensionale su superfici piane venne affrontato per la prima volta dai Greci verso la fine del V sec a.C. Gli artisti paleolitici non conoscevano la prospettiva, tuttavia riuscirono ad elaborare tecniche particolari, con le quale riuscirono a superare i limiti delle rappresentazioni bidimensionali.
Per la rappresentazione degli animali era preferito il profilo laterale, ma spesso, tale metodo limitava la realizzazione di elementi particolari.


Un esempio calzante è lo stregone di Les Trois Frères

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L'uomo che ha realizzato quest'opera ha dovuto superare la difficoltà di rappresentare elementi particolari, disposti su piani differenti, come le corna e la coda, su una superficie piana a due dimensioni. La soluzione venne trovata nel torcere artificialmente la figura. La testa venne rappresentata utilizzando una visione frontale, il resto del corpo attraverso il profilo laterale. L'artista inventò una tecnica che venne chiamata "prospettiva di torsione", utilizzata anche in altre epoche storiche. Gli egizi usavano, spesso, rappresentare il corpo secondo una visione frontale ad eccezione della testa, vista di profilo.

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Anche gli artigiani greci, a partire dal VII sec. a.C., impiegavano espedienti simili per realizzare le decorazioni su vari materiali: armi di bronzo, ceramiche, monete e gemme in pietra dura.

L'uso di combinare la testa di profilo ed il corpo di prospetto unito ad una serie di gesti, serviva a creare flusso e movimento. A tale scopo gli artisti Paleolitici avevano adottato anche altri espedienti. Un caso interessante è il cinghiale della grotta di Altamira in Spagna. L'animale è stato disegnato con 8 zampe piuttosto che 4.

Alcuni esempi interessanti in cui si è cercato di superare i limiti delle due dimensioni, sono: i tori eseguiti nella medesima grotta ed i cervi della grotta di Lascaux.


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In entrambi i casi la superficie rocciosa viene utilizzata per dare alla figure volume e movimento. La policromia ed un saggio utilizzo di sfumature, avevano il medesimo scopo di dare profondità ai soggetti.


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I TEMI DELLA RAPPRESENTAZIONE



I disegni erano rinnovati ogni anno, sovrapponendo i nuovi ai precedenti. Gli artisti nell'esecuzione dei disegni non seguivano alcun criterio. Non seguivano un unico asse orizzontale, tutti gli elementi avevano angolazioni differenti e non vi era proporzioni tra essi. Non erano raffigurati alberi, piante o elementi topografici. Non vi è nessuna rappresentazione che riguardi gli astri, come il sole e la luna, o nuvole .
Le categorie dei soggetti rappresentati sono quattro: figure animali, figure umane, simboli (antropomorfi o geometrici) ed insiemi di linee indeterminate.

L'animale più rappresentato era il cavallo, ed in ordine decrescente, il bisonte, lo stambecco, il cervo, il mammut e la renna. E' stato notato che, i primi due animali, spesso, erano associati all'interno della stessa rappresentazione. Le rappresentazioni umane sono molto meno numerose; nella maggior parte dei casi, si tratta di esecuzioni molto sommarie, in cui è distinguibile soltanto la silhouette.


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Alcuni tipi di segni sono in relazione al corpo umano, perché ne riproducono alcune parti. Si tratta degli organi sessuali maschili e femminili, e gli stencil delle mani, riscontrabili in numero elevato; a Quercy, nei Pirenei centrali e nella Spagna Cantabrica, sono state scoperte più di 500 impronte di mani.


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Gli animali disegnati, appartenevano alla fauna locale. A volte l'insieme dei soggetti rappresentava una scena di caccia, ed in casi molto particolari, alcuni di essi venivano trafitti da frecce o colpiti da bastoni o da boomerang . Una scena di questo tipo fu eseguita nella grotta di "Les-Trois-Frères". Al suo interno, è stata scoperta un'intera parete ricoperta di incisioni.



I soggetti (mammut, rinoceronti, bisonti, cavalli, orsi, asini, renne, ghiottoni, bue muschiati), furono inseriti in una scenografia completata da una serie di lance scagliate su di essi. In generale, bisonti e orsi erano gli animali più rappresentati ; sugli orsi, in alcune occasioni, erano rappresentati anche i fori delle ferite.
Nell'Italia Meridionale il bue sostituisce il bisonte. Un caso particolare sono il salmone di Abri du Poisson ed i tonni della grotta del Genovese.




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Non esiste nell'arte parietale, una singola rappresentazione maschile dipinta in una posizione completamente eretta, con lineamenti facciali chiaramente umani, e comunque trattati con la stessa precisione dedicata agli animali . Secondo Giedion: "Gli uomini raffigurano se stessi solo di rado, ma gli animali costantemente, sembra che essi vogliano essere animali, non hanno alcuna arroganza nella loro umanità".



Edited by Milea - 22/7/2014, 23:11

 
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LASCAUX

Il cielo nella grotta



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L’osservazione del cielo sia diurna che notturna è un fatto perfettamente naturale, un’ azione del tutto spontanea, legata all’ambiente che ci circonda. Per l’uomo del Paleolitico, che viveva in stretto contatto con la natura, volgere lo sguardo al cielo era normale anche perché le maggiori sorgenti luminose provenivano dalla volta celeste. Un altro fatto espressivo era lo scorrere del tempo, nozione insita nell’uomo sin dall’inizio delle sue tappe evolutive. La conoscenza della divisione astronomica del ciclo annuale (stagioni) era un dato acquisito, ma le sue estensioni erano ancora incerte. I primi riferimenti fondamentali erano costituiti dalle osservazioni meteorologiche scandite dalle variazioni di temperatura e di piovosità che influivano sul regime dei corsi d’acqua e sulle fasi biologiche della natura.Altre informazioni venivano assunte dall’innevamento, dai venti e dai temporali. Nel paleolitico il computo del tempo era scandito dalle fasi lunari, in particolar modo dai "pleniluni", molto importanti per la luminosità dell’astro. Questo vistoso mutamento dell’aspetto della Luna veniva già registrato intorno al 30.000 a.C. su un osso lavorato ritrovato nella regione di Les Eyzies de Tayac.

L’osso inciso di Abri Blanchard



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Un osso istoriato da incisioni di forma circolare
proviene da Abri Blanchard,
regione di Les Eyzies de Tayac
sita nel Perigord francese.
Questo oggetto (30.000 a.C.) presenta 69 incisioni
che sembrerebbero avere la forma
delle varie fasi lunari,
riprodotte con la medesima sequenza
in cui appaiono nella realtà.
Secondo alcuni studiosi
il conteggio delle lunazioni su questo oggetto
venne fatto più volte;
a tale riguardo si riscontrò
che le istoriazioni furono eseguite
in periodi diversi con 24 strumenti differenti.


Il magico solstizio d'estate



Da poco, alle diverse ipotesi si è aggiunta quella di una etnoastronoma francese, Chantal Jégues-Wolkiewiez. Secondo lei a Lascaux sarebbe rappresentata un'antica mappa del cielo. " Tutto è cominciato quando ho deciso di verificare una mia teoria", spiega la ricercatrice. "Avevo misurato l'orientamento dell'ingresso della grotta e mi ero convinta che durante il solstizio d'estate i raggi del Sole al tramonto vi entrassero fino a illuminare i dipinti della grande Sala dei Tori. Per questo motivo il 21 giugno 1999, insieme a Jean-Michel Geneste, l'archeologo responsabile della conservazione di Lascaux, mi sono recata sul posto. Era proprio come pensavo. Questo dimostrava che essa non era stata scelta a caso. I dipinti della Sala dei Tori erano fatti in modo che venissero rischiarati dal Sole morente del solstizio, forse perché come ha dimostrato Alexander Marshak, nel suo libro “Le radici della civiltà” , il solstizio d'estate era un periodo speciale, che serviva come punto di riferimento per la misurazione del tempo durante l'Era paleolitica".


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Partendo da questa prima constatazione Chantal Jégues-Wolkiewiez è tornata diverse volte nella cavità sotterranea. Ha lavorato all'interno della Sala dei Tori, in fondo al diverticolo e nei pozzi. Voleva sapere se gli splendidi animali dipinti sulla volta e sui muri di Lascaux corrispondessero in qualche modo alle costellazioni zodiacali localizzate nella parte del cielo che dalla Terra appare sempre attraversata dal Sole.
L'ipotesi provata sul campo: " Per verificare la mia nuova ipotesi ho elaborato una mappa del cielo relativa a poco più di 17.000 anni fa e sul mio computer l'ho impostata sul momento della comparsa delle stelle la sera del solstizio d'estate. Tra le pitture parietali ho poi scelto come riferimento i punti più marcati che contrassegnavano i contorni degli animali (come per esempio le estremità delle corna, del muso, gli occhi)."


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" Ho potuto così constatare la perfetta coincidenza tra questi e i punti del cielo dell'epoca presenti sulla mappa che compariva sullo schermo del mio portatile, nonché la similitudine di forma tra quelle costellazioni e alcune delle pitture". Per fare degli esempi, secondo Chantal Jégues-Wolkiewiez uno dei grandi uri, altro non è che lo Scorpione, così come alcuni cavalli corrisponderebbero alla costellazione del Sagittario."


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Dipinti per un luogo di culto



Resta ancora da capire per quale motivo gli uomini preistorici avrebbero dovuto raffigurare le costellazioni sul muro della grotta. " Era una ricostruzione del cielo stellato, in cui le costellazioni erano l'immagine delle loro divinità", continua l'etnoastronoma. "Cerimonie religiose, riti d'iniziazione e invocazioni agli dei erano celebrati in una sala della grotta piuttosto che in un'altra a seconda delle parti del firmamento rappresentate. Il tutto accompagnato da un'idea di trasformazione e di rinascita, che avveniva dopo un percorso disseminato di prove rituali. Il cuore della grotta poteva simboleggiare sia il regno dei morti sia la madre terra dietro la quale scompaiono i corpi celesti prima di rinascere. Ma restano da fare molte ricerche". Se ciò che sostiene la ricercatrice risultasse vero, questo cambierebbe il modo di interpretare non solo l'arte paleolitica ma anche la storia dell'astronomia, visto che comunemente si fanno risalire le prime osservazioni astronomiche del passato all'epoca babilonese,circa 5mila anni fa. Gli archeologi sembrano però indifferenti a questa nuova idea. "Nessuno di loro ha mai seguito le mie conferenze. I risultati della mia ricerca li pongono di fronte a innumerevoli difficoltà, dovute al fatto che quasi sempre essi non hanno una formazione astronomica", conclude la ricercatrice. "Le loro obiezioni più frequenti riguardano il fatto che essendoci migliaia di stelle, a quei punti si potrebbero far corrispondere chissà quali di esse. Tuttavia, non riesco a pensare che qualcuno possa confondere per esempio la costellazione del Toro con Orione, che le sta di fianco. In ogni caso vado avanti, anche se con difficoltà."


Il "pozzo" delle costellazioni



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Nella grotta di Lascaux, compare una singolare scena pittorica detta dell’uomo-ucciso. La figura umana che sembra giacere sul dorso, rappresentata schematicamente con un "volto a becco", è inserita in una scena più ampia che raggiunge un’estensione di metri 2,75.
La figura umana affronta un bisonte ferito da una lancia spezzata. Sotto l’antropomorfo, compare un bastone con uccello e sulla sinistra un rinoceronte in fuga.


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Secondo Michael Rappenglück (Facoltà di Matematica e di Scienze Informatiche dell’Università "Ludwig–Maximilians", Monaco di Baviera) l’immagine dello sciamano che affronta lo spirito del bisonte è da porre in relazione ad alcune costellazioni che passavano in meridiano alla mezzanotte del solstizio d’estate del 16.500 a.C.
Il bovino, si identificherebbe con le stelle del "Triangolo Estivo": Deneb (Alfa Cygni), Vega (Alfa Lyra) e Altair (Alfa Aquile), astri rappresentati nel pozzo attraverso gli "occhi" dell’uomo-uccello, del bisonte e del bastone con uccello.

L’emisfero celeste di Lascaux a mezzanotte del solstizio d’estate del 16500 a.C.

lascauxschema

1. Triangolo Estivo composto dalle stelle Deneb, Vega e Altair
2. L’uomo-ucciso composto dalla costellazione del Cigno (Cyg)
3. Il bastone con uccello composto dalla costellazione dell’Aquila (Aql)
4. Il bisonte composto dalle costellazioni della Lira (Lyr),
da Ercole (Her), dalla Testa del Serpente,
da Ofiuco e dalla Vergine (Vir)
5. Il rinoceronte composto dalle costellazioni di Pegaso (Peg),
da Andromeda (And), del Triangolo (Tri), e dell’Ariete (Ari)
6. Il cavallo composto dalla costellazione del Leone (Leo)



Se quanto esposto viene confermato,
i nomi delle costellazioni
(arcaicamente uguali in tutto il mondo)
sono stati insegnati all’Homo moderno da individui arcaici evoluti.


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Edited by Milea - 22/7/2014, 23:30

 
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Il "BUE NERO"

della grotta di Lascaux



I graffiti di Lascaux non sono opera di individui primitivi. E molto probabilmente, la gran parte delle pitture rupestri nel mondo sono probabilmente opera di individui molto evoluti.La figura-chiave, per capire il mega-galattico messaggio insito nelle centinaia di pitture della grotta di Lascaux è il GRANDE BUE NERO.

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La figura riprodotta presenta dei dettagli non armonici e anche delle sproporzioni tra la testa , il ventre, e le zampe del bue. La testa è di forma piuttosto triangolare. Anche la posizione in cui è stata raffigurata nel soffitto sembra corrispondere alla posizione che è propria nel cielo della costellazione del Toro, ed è rispettato perfino il punto di vista astronomico.Ma sembra che anche altre costellazioni siano riconoscibili tipo quelle del Sagittario e dello Scorpione.
Pensare che 15.000 anni fa, qualcuno abbia voluto ricostruire il cielo stellato all’interno di una grotta, e adoperando la fantasia e unendo le stelle abbia creato la sua opera d’arte ha veramente qualcosa di magico e inspiegabile.

Ecco i dettagli non armonici con l’insieme:

1- le corna del toro, un capolavoro di stile, sembrano appartenere ad un’altra immagine
2- il "bernoccolo" sulla testa non ha senso
3- la testa è troppo piccola, in confronto al corpo
4- la testa ha una forma trapezoidale che, ancora di più, "stona" con il resto
5- il posteriore del toro è immensamente grande
6- il sottoventre del toro è esagerato
7- le zampe e gli zoccoli sembrano delle opere d’arte che stonano con il resto
8- quelle due scacchiere, sotto le zampe posteriori, sono una presenza unica nei graffiti
9- la bestia raffigurata non ha sesso.

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Osservando bene si scopre che:

1- nella testa del toro c’era un’altra testa, ma di uomo, poi di un altro individuo, di un altro ancora e così via
2- il "bernoccolo" è la testa di un bimbo seduto e vicino al lui c’è la testa di un cane
3- sopra di lui c’è la testa di un individuo, contenuto a sua volta in una testa di minotauro
4- che nella testa di minotauro c’è una testa di donna ... e continuando le immagini diventano 50, poi 100 e più, fino a non contarle.
Le singolarità di queste immagini sono diverse:
1- sono disposte su vari livelli, una sopra l’altra; ogni immagine concorre a formarne delle altre, tanto che è difficile contarle; ognuno vede solo alcune immagini ed altre non riesce a vederle
2- gran parte della figura del toro, immagini comprese, è costituita da un numero incredibile di frecce; le frecce sono delle dimensioni più disparate da 30 cm a pochi millimetri; le frecce sono delle forme più fantasiose: dritte, curve, salenti, discendenti, doppie, triple, a cuore, a coda larga, a campo pieno o solo accennate, ecc…

La figura del toro rappresenta anche una posizione zodiacale perché, le altre figure dinanzi il toro, rappresentano le costellazioni dell’emisfero Ovest del cielo. Da un'attenta analisi, non c'è dubbio che l'immagine del bue, nella caverna, raffigura la costellazione del Toro. Fra l'altro è stata dipinta su una parete esattamente orientata dal punto di vista astronomico.



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Edited by Milea - 22/7/2014, 23:35

 
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La scoperta casuale fatta dai quattro ragazzi
influenzò la storia dell'arte, come nulla prima mai di allora


L'ingresso alle grotte di Lascaux, 1940.
Marcel Ravidat e Jacques Marsal, due dei ragazzi che scoprirono
le grotte, sono raffigurati al centro



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Nelle Grotte di Lascaux, circa 100 metri di lunghezza, furono scoperti oltre 1.500 disegni incisi e circa 600 dipinti realistici, di bisonti, cervi, buoi e altri animali . In nessun altro luogo preistorico sono state trovate così tante immagini, concentrate in un unico posto. I ricercatori suppongono che per 5.000 anni, le grotte siano state abitate e le pareti dipinte più e più volte, lasciandoci un "museo dell'arte preistorica".
Alcune di queste immagini sono molto grandi: la parete più estesa della caverna (The Great Hall) è decorata con alcuni tori di cinque metri di lunghezza. Unici nella loro vitalità, sorprende l'abilità con cui sono stati eseguiti.


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Queste immagini hanno cambiato radicalmente la visione della storia dell'arte. Fino al XIX secolo, si pensava che l'arte si fosse sviluppata gradualmente e in più fasi, nel corso del tempo, similmente al modo in cui si sviluppa la capacità artistica in un bambino ( da un inizio goffo a forme più lucide e consapevoli ). In effetti, quando nel 1879, furono scoperte le grotte di Altamira nella Spagna settentrionale, i dipinti furono considerati dei falsi. Ulteriori scoperte, soprattutto le pitture di Lascaux, rimossero tutti i dubbi: già nel 15.000 a.C. i dipinti erano "fine art".


Edited by Milea - 22/7/2014, 23:41

 
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